La Dipendenza Affettiva

In questo articolo si tratterà di una forma di dipendenza molto particolare e dalle sottili linee di definizione, ovvero quella affettiva.

In effetti è piuttosto difficile stabilire una netta distinzione tra condizioni patologiche e non, in quanto la nostra esistenza, fin dai primi istanti di vita, è in mano ad un altro diverso da noi da cui dipendiamo per la sopravvivenza, fisica ed emozionale. Ogni esperienza di questo tipo, inoltre, sarà fondamentale per la strutturazione psicologica della nostra personalità.

La teoria dell'attaccamento (J. Bowlby), fa sì che tutte le prime esperienze di amore e interazione con la madre, già presenti durante la gravidanza e poi esplicate con il contatto fisico e l'accudimento, faranno sì che si possa sviluppare o meno un buon sistema relazionale ed emotivo nell'età adulta, strutturando quel complesso sistema di attaccamento che guiderà le scelte e le modalità affettive dell'intera vita. Se il bambino avverte o subisce emozioni e vissuti di abbandono, di incuria e di allontanamento da parte dei genitori, inevitabilmente sarà portato a sperimentare anche in forma inconscia ambivalenza tra il dolore e la rabbia conseguenti all'amore rifiutato, nonché complessi di inferiorità e di iper-compensazione affettiva verso altre persone che in un certo senso vengono a "sostituire" il primario oggetto d'amore.

Come si riconosce?

La dipendenza affettiva vera e propria si riconosce per determinati atteggiamenti e forme mentali ricorrenti (non è il caso di parlare di sintomi perchè la labilità della sua definizione non può fare rientrare una patologia certa in un limitato numero di semplici "segni"), riguardanti profondi e persistenti sensi di colpa verso sé stessi e gli altri, rancore e rabbia per il partner e nello stesso tempo terrore di una sua perdita (quasi un'angoscia simile al lutto anticipato), paura della distanza fisica ed emotiva e gelosia.

Completano il quadro il senso di inferiorità, che si manifesta nel completo annullamento di sè e nella dedizione totale al partner. Tutto ciò non fa altro che abbassare ancora di più la propria autostima e il senso di autoefficacia, dedicando ogni energia al soddisfacimento dei bisogni reali o immaginari dell'altro, che come una sorta di principe azzurro idealizzato, diventa il salvatore e l'unico depositario della propria anima.

Giorno dopo giorno la personalità si annulla, quasi a diventare un cordone ombelicale del partner, e si finisce per non sapere più chi si è, a perdere l'identità e la consapevolezza, con conseguenze dolorose, caratterizzate da vissuti di depressione e profonda angoscia quando questa fantasmatica proiezione di sè si allontana. Come tutte le dipendenze, il punto di partenza per uscirne è diventare consapevoli di essa, e lavorare per ridimensionare questo schema disfunzionale. Ciò non vuol dire operare un distacco dalla persona da cui si è dipendenti, ma acquisire una propria utonomia affettiva, che possa far distinguere la scelta consapevole della relazione come una crescita continua piuttosto che un bisogno a senso unico.

Trattamento

Molto utile è il percorso psicoterapico, che aiuta a riacquistare la consapevolezza delle proprie possibilità e a trovare la strada per creare una gamma di strategie funzionali atte a trovare in maniera creativa e personale soluzioni adattive. Sicuramente non è un percorso facile e a breve termine, ma tuttavia necessario per ritrovare una sana relazione con le esperienze di attaccamento e di amore, senza le quali non si può sperimentare un'esistenza piena e al massimo delle sue potenzialità.

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Dr. Daniele Coluzzi
Psicologo e Psicoterapeuta a Roma
Iscritto all’Albo Professionale degli Psicologi della regione Lazio n. 17240
Laurea in psicologia clinica e di comunità

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