Disturbi dell'umore

Quando si parla di disturbi dell’umore si fa riferimento all’insieme di anomalie o alterazioni del tono dell’umore di un soggetto che provocano un marcato disagio o disfunzioni persistenti.

Disturbi dell'umore

L’episodio depressivo maggiore rappresenta un periodo limitato di tempo in cui l’umore è gravemente e continuamente depresso: la durata è compresa tra le due settimane e i diciotto mesi. Il sintomo preponderante è costituito da una caduta del tono umorale, accompagnata dalla compromissione di funzioni somatiche e mentali.

Si parla di episodio depressivo minore, invece, per indicare un periodo di depressione caratterizzato da sintomi contenuti: essi possono essere di causa endogena, se dovuti a ragioni costituzionali o biologiche; di causa neurotica, se causati da profonde conflittualità psichiche; di causa reattiva, se abbinati a eventi negativi occorsi recentemente.

Non si palesano manifestazioni psicotiche, mentre per le forme croniche si parla di disturbi di personalità, disturbi bipolari o disturbi distimici.

- Un altro tipo di disturbo dell’umore va individuato nell’episodio ipomaniacale, che consiste in un umore costantemente alto in un periodo limitato di tempo. Si tratta di una patologia speculare rispetto alla depressione maggiore, con sintomi secondari fastidiosi quali accelerazione ideomotoria e iperattività.

Succede, infatti, che il soggetto si sente bene, ma si trova in uno stato di allegria perfino eccessiva e di euforia senza alcun tipo di ragione plausibile: tuttavia, egli nega di trovarsi in una situazione non normale, patologica, e risulta irritato nel caso in cui la sua espansività venga limitata. Non solo: il suo piacere è l'opposto dell’anedonia ludica, sessuale e gustativa, contraddistinto da un comportamento ilare e fin troppo scherzoso.

- Gli episodi maniacali si configurano come condizioni transitorie, in cui le esaltazioni euforiche, l'umore alto e l'eccitamento sono ancora più netti rispetto agli episodi ipomaniacali. Gli episodi maniacali, quindi, si distinguono per un comportamento più aggressivo, che può portare addirittura a sintomi psicotici quali il delirio, fenomeni allucinatori e manie furiose, con iperattività motoria e nei casi più gravi necessità di ricovero in ospedale.

- Il disturbo bipolare I, indicato anche come psicosi maniaco-depressiva, è invece un disturbo dell’umore contraddistinto dalla presenza di diversi episodi depressivi maggiori in sequenza, non di rado accompagnati da episodi maniacali. Si distribuisce tra i sessi in maniera equa, anche se nelle femmine il primo episodio è depressivo mentre nei maschi è maniacale.

Le complicanze possono portare a comportamenti violenti, compromissione sociale, abuso di alcol, con aumento della cadenza degli episodi nel caso in cui vengano impiegati farmaci anti-depressivi.

- Il disturbo bipolare II, d’altra parte, presenta episodi depressivi di intensità minore: solitamente compare tra i trenta e i cinquanta anni, e si contraddistingue per una latenza prolungata; gli intervalli senza sintomi, per altro, posso anche durare qualche anno.

- Il disturbo ciclotimico, infine, è totalmente privo di periodi senza sintomi: si susseguono episodi ipomaniacali ed episodi depressivi maggiori, e comprare in età adolescenziale, lentamente; nel caso in cui esordisca oltre i quarant’anni di età, potrebbe essere un'anticipazione di sclerosi multipla.

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Dr. Daniele Coluzzi
Psicologo e Psicoterapeuta a Roma
Iscritto all’Albo Professionale degli Psicologi della regione Lazio n. 17240
Laurea in psicologia clinica e di comunità

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